Associazione nazionale infermieri di area critica
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Analisi del corretto utilizzo del monitoraggio EtCO2 nel percorso emergenza-urgenza ed in terapia intensiva

di Nicola Seganti, Guglielmo Imbriaco, Alessandro Monesi, Sonia Santolini, Claudio Tacconi, Patrizia Ferrari, Fiorella Cordenons, Stefano Sebastiani, Giovanni Gordini

Premessa: in Area Critica la rilevazione dell’EtCO2(CO2 fine espirio- End Tidal CO2) è considerata un Gold Standard, in relazione alle raccomandazioni internazionali AARC - Clinical Practice Guideline del 2011. Vi sono almeno tre momenti principali in cui è raccomandata la capnometria nel paziente ventilato meccanicamente:1. Verifica del corretto posizionamento di presidi per la pervietà delle vie aeree.2. Analisi della condizione di circolazione polmonare e ventilatoria.3. Ottimizzazione della ventilazione meccanica.

Materiali e Metodi:  lo studio, rivolto al personale infermieristico dell’Unità Operativa Rianimazione dell’ospedale Maggiore di Bologna, ha avuto come obiettivo la valutazione  dell’adesione alle raccomandazioni internazionali rispetto la gestione del monitoraggio EtCO2 ed è stato caratterizzato dai seguenti momenti:1. Pre-audit: caratterizzato da un periodo di due mesi per fotografare il comportamento senza attività di reminder;2. Questionario anonimo rivolto agli infermieri in servizio, con attività prevalentemente clinica e non più in affiancamento, per verificare le conoscenze sull’argomento;3. Attività di reminder attraverso: divulgazione di un video sulla corretta applicazione dell’EtCO2; presentazione dei dati emersi dal preaudit; predisposizione di un poster sull’argomento; invio per posta elettronica delle principali raccomandazioni in merito all’uso della capnografia e dei links alla documentazione multimedia predisposta; discussione in merito all’argomento durante analisi di casi clinici o incontri; Internal audit (IN-audit) per valutare l’efficacia dei sistemi di re-minder: verifica dell’adesione successiva alla attività di “sensi-bilizzazione” all’argomento, attraverso l’analisi degli indicatori di processo stabiliti durante la fase di pre-audit.

Risultati: dai dati analizzati, l’attività di reminder ha agito in modo sensibilmente positivo sul miglioramento di tutti gli indicatori monitorati.

Conclusioni: lo studio proposto ha dimostrato che è possibile applicare il modello dell’audit clinico al contesto assistenziale o in sue piccole parti. L’audit è stato ben accettato dal personale nonostante un “pre-audit non dichiarato” e questo è segno di maturità del gruppo di lavoro. I reminders adottati sono stati efficaci nello stimolare il cambiamento. Proposta per il futuro potrebbe essere la creazione di un canale multimediale per “ricordare” le principali attività presenti in reparto o per descrivere nuove raccomandazioni. Con tali presupposti auspichiamo che un progetto nato come argomento di tesi divenga un elemento della normale attività di raccolta dati per la “qualità delle cure”.